Vi racconto di due condanne disposte oggi in due Tribunali italiani. Due storie inverosimili che fra di loro non hanno nulla in comune, se non la difficoltà oggettiva di considerarle credibili per i reati contestati e soprattutto per il ruolo degli imputati.

Tribunale di Lecce:

Arriva la condanna per padre e zio, accusati di aver costretto un bimbo di appena quattro anni a subire atti sessuali, sculacciandolo e addirittura spegnendoli sigarette sul corpo.

Il gup, al termine del rito abbreviato, ha condannato il papà alla pena di 8 anni e lo zio a 8 anni e 4 mesi.

I due imputati, rispondevano dei reati di violenza sessuale aggravata e continuata e di maltrattamenti in famiglia. Lo zio era accusato anche di detenzione di materiale pedopornografico. Avrebbe fotografato nudo il nipotino, conservando quattro foto all’interno del proprio telefono cellulare.

Le indagini furono avviate dopo la denuncia presentata dalla madre della vittima. Gli episodi contestati dal pm si sarebbero verificati tra novembre del 2015 e la fine dell’anno 2017, in un paese dell’hinterland di Galatina.

Le violenze si sarebbero consumate sia a casa dei nonni paterni che in un casolare di campagna. Il bimbo sarebbe stato palpeggiato nelle parti intime e costretto a subire atti sessuali di vario genere.

Di fronte al rifiuto della piccola vittima, i due indagati lo avrebbero percosso con pugni e schiaffi. Non solo, anche con sculacciate e pizzicotti, spalmandogli sul corpo escrementi, fango e saliva, fino a spegnergli sigarette sul corpo.

La vittima è stata ascoltata, durante l’incidente probatorio dinanzi al gip. Ha confermato le accuse verso lo zio, facendo riferimento alle violenze, anche per mano del padre.

Le sue dichiarazioni sono state ritenute attendibili dal consulente tecnico nominato dalla Procura.

Quindi, il giudice ha disposto il risarcimento in separata sede in favore della madre della vittima, che si era costituita parte civile, e la sospensione della responsabilità genitoriale per la durata della pena, nei confronti del padre.

Tribunale di Siracusa:

Una donna, di 26 anni di nome Paola, è stata condannata in primo grado a dieci anni e otto mesi di reclusione per avere tentato di uccidere i suoi due bambini.

A marzo dello scorso anno, ha tentato di ucciderli in modo lucido e premeditato, mettendo in scena un incidente dal quale fortunatamente sono rimasti feriti in modo non grave.

Ai bambini che avevano già perso precocemente il padre neanche un anno prima, ha detto prima di sistemarli nel sedile posteriore e mettersi alla guida della macchina: «Venite, piccoli, andiamo a farci un bel giro. Poi ha imboccato una discesa ripida, ha aperto la portiera e si è lanciata fuori dall’abitacolo, neanche fosse la controfigura della scena di un film d’azione. L’automobile è andata a schiantarsi un centinaio di metri dopo su un muro, ma i piccoli sono rimasti miracolosamente vivi.

Portati in ospedale, è cominciata l’inchiesta su quell’incidente in cui niente tornava, né la dinamica dei fatti né la ricostruzione della donna. È emerso, nel frattempo, che lei aveva già intascato duecentomila euro come risarcimento dell’incidente stradale in cui aveva perso la vita il marito e che – ingolosita dalla possibilità di trovarsi in tasca il doppio, secondo il giudice – ha puntato all’assicurazione stipulata dall’uomo di cui erano intestatari i due figli.

Una ipotesi atroce, che si è consolidata via via che le perizie tecniche escludevano la caduta accidentale di lei, l’errore, e un guasto all’automobile.

Nella sentenza pronunciata dal giudice, a fronte dei dodici anni chiesti dal pm, si aggiunge l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, l’interdizione legale per la durata della pena, e la condanna al risarcimento dei danni.

Secondo i consulenti, la donna non era pazza, non era temporaneamente annebbiata, ed era perfettamente in grado di intendere e di volere.

I bambini sono stati affidati ai nonni paterni.

Fin qui la cronaca giudiziaria, e pensando che siamo solo al primo grado di giudizio, c’è quasi da augurarsi che la sentenza possa essere ribaltata, e che ci sia la possibilità di scrivere un’altra storia.

Intanto, però: è possibile che una madre partorisca un piano di morte nei confronti dei suoi figli per prendere soldi?

 

Genitori e figli: due storie inverosimili
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