Io penso che la politica sia una cosa seria e oserei dire quasi un’arte. Proprio per questo non è per tutti. Come dice S.Paolo siamo tante membra dello stesso corpo e se fossimo tutti gamba o braccio o bocca saremmo inutili.
Un corpo è composto da tante parti, ognuna con la propria peculiarità e funzione specifica. Come in una squadra di calcio non possono esserci tutti attaccanti o tutti difensori, ognuno ha il suo ruolo e un buon allenatore compone la squadra in base alle attitudini di ognuno ed in relazione all’avversario.
È facilissimo parlare male degli altri, ma è molto più difficile costruire un’alternativa a chi non si comporta bene. In ogni nostra azione quotidiana, c’è sempre una scelta da dover effettuare e l’unico modo per essere sicuri di fare la cosa giusta è essere liberi di poterla fare.
Diceva Ernest Hemingway,” Dobbiamo abituarci a questa idea: ai più importanti bivi della vita, non c’è segnaletica”. Ma molto spesso, però, se ci guardiamo attorno prima di agire, scopriamo sicuramente qualcosa o qualcuno che può aiutarci nelle nostre scelte.
Se cominciamo ad abbandonare l’idea che il meglio per noi è solo ciò che ci porta ad un piacere materiale immediato, allora si aprono orizzonti e scenari molto più ampi e luminosi.
L’uomo è “naturalmente” proiettato alla ricerca del benessere e sarebbe un peccato se così non fosse, ma il rispetto dell’altro è il pilastro e fondamento della convivenza civile. Posso permettermi di criticare o combattere un’altra persona nel momento in cui sono capace di essere alternativo, fornendo almeno gli stessi vantaggi in modo corretto. Altrimenti non serve a niente, sono parole e azioni inutili alla collettività.
Se io sono la mano che raccoglie il cibo e non ascolto il cervello che mi dice di portarla verso la bocca e invece la porto verso la gamba, non mi nutrirò mai. Quindi non farò un servizio al corpo, ma sprecherò solo energie senza raggiungere lo scopo. La politica è quello strumento che serve a coordinare i movimenti in modo tale che ogni muscolo faccia la propria funzione nel migliore dei modi a vantaggio dell’intero sistema.
Io sono un informatico e non mi sognerei mai di scrivere un programma contenente una istruzione che dice ad un hard disk di scrivere su di un foglio di carta. Il compito della stampa è ovviamente eseguito da una periferica che si chiama stampante. Può essere di mille tipologie e caratteristiche diverse, ma sempre una stampante deve essere! Tutte le cose che convivono, siano esse materiali e non, devono sempre dialogare se vogliono raggiungere uno scopo unitario, ma ognuna di esse deve fare ciò che almeno in quel frangente è chiamata a fare.
Nella vita tutto è divenire, nulla è uguale a ciò che è già stato. Fortunatamente, oltre ad un cervello che pensa, abbiamo un cuore che si emoziona, altrimenti saremmo come degli sciocchi computer.
Il grande Albert Einstein diceva che “Continuare a fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi è il primo sintomo di follia.” Se vogliamo qualcosa che non abbiamo mai avuto, dobbiamo essere disposti a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto. E questo, molto spesso, ci costa fatica, sacrificio e sberleffi.
Quanti di noi quotidianamente additano un proprio superiore o collega perché ha rubato, ha fatto male il proprio lavoro o è stato ingiusto verso un sottomesso. Nello stesso tempo, però, ci siamo chiesti perché il mio datore di lavoro compra il materiale di cancelleria per l’ufficio ed io lo porto ai miei figli per giocare? Non compro il libro per la scuola, ma lo fotocopio in ufficio? Prenoto il pranzo in ospedale dove ho un parente ricoverato e poi lo getto via perché non mi piace? Prendo il pullman e non pago il biglietto?
Potrei continuare all’infinito. Purtroppo non è un problema di categorie sociali o di capacità lavorative. Quello che va rivisto nel nostro modo di agire è essere e sentirsi delle persone. La dignità di una persona si misura innanzitutto con se stessi, se io sono onesto non offendo la mia dignità e non oltraggio gli altri. Se io creo un danno alla collettività comportandomi disonestamente nelle mie semplici azioni quotidiane, con quale coraggio pretendo che altri non facciano i propri interessi personali a mio discapito?
Questo è il problema. Se io rubo una caramella al supermercato perché voglio soddisfare una mia voglia estemporanea, oppure trucco delle gare di appalto con la pubblica amministrazione, sempre ladro sono. Non è la quantità che determina il valore di un gesto, ma è il pensiero che lo accompagna. Rubare ad uno solo o a tanti ha poca importanza. L’imprenditore che non paga il giusto salario ad un suo dipendente, ha la stessa colpa di un lavoratore che, a fronte del proprio stipendio, non esegue con impegno i compiti per cui è pagato.
Probabilmente, se ognuno pensasse che la vita esiste per essere vissuta insieme ed in mezzo agli altri, ci si lamenterebbe di meno, sprecheremmo molto meno fiato a dire cose inutili ed avremmo il tempo per gioire per tutto ciò che ci circonda e che sicuramente non abbiamo creato noi.


